9788855120142.jpg


giugno 2019
Pagine 122
Formato cm 14,8 x 21
ISBN: 9788855120142
Categoria: Biografie, diari e memorie

Nicola Maria Magaldi

Un protagonista del Risorgimento in Basilicata



Il libro risponde all’esigenza di approfondire la conoscenza delle vicende politiche e delle battaglie ideali che caratterizzarono il Risorgimento italiano, i cui valori sono ancora attuali. Ne è esempio la Basilicata, che fu la prima regione del Mezzogiorno continentale ad aderire all’Italia unita. L’insurrezione lucana, estesasi ben presto alle regioni limitrofe, agevolò l’avanzata dell’armata garibaldina. Il libro è incentrato sulla figura di Nicola Maria Magaldi, patriota che nacque a San Chirico Raparo (PZ). Crebbe in una famiglia animata da un profondo amor di patria e, per questo, costretta a subire le continue e snervanti persecuzioni della gendarmeria borbonica. Completò gli studi presso l’Università di Napoli, dove conseguì la laurea in Giurisprudenza. Divenne un celebre avvocato civilista, un principe del foro potentino. A livello politico fu un protagonista del Risorgimento in Basilicata, segretario del governo prodittatoriale lucano insediatosi in nome di Garibaldi e di Vittorio Emanuele II dopo l’Insurrezione del 18 agosto 1860 a Potenza. Venne chiamato a far parte della delegazione lucana ricevuta a Napoli dal Re d’Italia Vittorio Emanuele II l’11 novembre 1860.


12,50

Recensioni

da il 14/11/2019
IL PATRIOTA SANCHIRICHESE NICOLA MARIA MAGALDI Il 10 agosto scorso la Pro Loco di San Chirico Raparo (PZ) ha allestito, sul Mercato Coperto, le cosiddette “Esposizioni Artistiche”, caratterizzate da bellissime stampe, concernenti le opere di oltre quaranta autori locali, e realizzate dal bravissimo tipografo Enzo Borneo. In quella splendida cornice sono state presentate le seguenti pubblicazioni: - il saggio di carattere storico “Nicola Maria Magaldi – Un protagonista del Risorgimento in Basilicata” di Giuseppe Aloisio, Edizioni Del Faro,Trento 2019; - la commedia “'U Scaccaricchie” di Pasquale Tornatore, Delta 3 Edizioni; - il fumetto “I Racconti del Fauno”, ideato dal Dott. Giuseppe Prestera, con testi di Francesca Caputo e disegni di Morgana Zampieri. E' stata, a mio avviso, un'iniziativa culturale realmente interessante e apprezzabile. Il saggio storico su Nicola Maria Magaldi, pubblicato con il patrocinio della Pro Loco di San Chirico, risponde all'esigenza di approfondire la conoscenza delle vicende politiche e delle battaglie ideali che caratterizzarono il Risorgimento italiano, i cui valori sono ancora attuali. Ne è esempio la Basilicata, che fu la prima regione del Mezzogiorno continentale ad aderire all'Italia Unita. L'Insurrezione lucana, estesasi ben presto alle regioni limitrofe, agevolò l'avanzata dell'armata garibaldina. Il libro è incentrato sulla figura di Nicola Maria Magaldi, un patriota che nacque a San Chirico Raparo il 5 maggio 1822. Era il quinto dei numerosi figli di Giuseppe Maria Magaldi e Maria Maddalena Fortunato. Fin dai primi tempi, mostrò vivacità di pensiero, tenacia e risolutezza d’animo. Crebbe in una famiglia animata da un profondo amor di patria, teso a raggiungere l'obiettivo dell'Unità d'Italia e, per questo, costretta a subire le continue e snervanti persecuzioni della gendarmeria borbonica. Venne istruito in Lettere e Filosofia dall’integerrimo e generoso sacerdote don Giuseppe Viggiani, onore e vanto di S. Chirico, morto, purtroppo, alla giovane età di quarant'anni! Seguendo poi la sua vocazione, fu aiutato nell'apprendimento del Diritto da suo padre Giuseppe Maria Magaldi, giurista celebre nell’intera Provincia di Basilicata, profondo conoscitore sia del Diritto Romano che dei moderni codici d’Europa. Completò gli studi presso l'Università di Napoli, dove conseguì la laurea in Giurisprudenza. Domiciliato nel capoluogo della regione, divenne un celebre avvocato civilista, un principe del foro potentino. A livello politico, Nicola Maria Magaldi professava con coraggio l'ideale unitario e fu un protagonista del Risorgimento in Basilicata. Strinse rapporti di amicizia con molti esponenti del movimento patriottico e liberale lucano. Partecipò attivamente ai moti del 1848 sia a Potenza che a San Chirico. Dopo il loro fallimento, venne arrestato, come accadde a tanti altri patrioti, e dovette languire in prigione per tre mesi! Il 18 luglio 1857 venne scagionato dalle accuse di cospirazione mossegli per il suo coinvolgimento nei moti del '48. Quel giorno gli era particolarmente caro perchè ricorreva la festa di S. Sinforosa, la nostra tanto venerata Protettrice! Durante la Spedizione dei Mille, fu Segretario del Governo Prodittatoriale Lucano, insediatosi in nome di Garibaldi e di Vittorio Emanuele II dopo l'Insurrezione del 18 agosto 1860 a Potenza. Gli altri Segretari erano : Gaetano Cascini di Roccanova, Pietro Lacava di Corleto, Giambattista Matera di Miglionico e Rocco Brienza di Potenza, fraterno amico di Nicola Maria. Com'è noto, i due Prodittatori erano : Giacinto Albini di Montemurro, definito il “Mazzini della Lucania” da Francesco Crispi, e Nicola Mignogna di Taranto, amico di Giuseppe Garibaldi. Grazie all'indubbio prestigio di cui godeva, Nicola Maria Magaldi venne chiamato a far parte della delegazione lucana ricevuta a Napoli dal Re d'Italia Vittorio Emanuele II l'11 novembre 1860. Il suo impegno patriottico era condiviso dall'intera famiglia Magaldi, che, alla stessa stregua della famiglia Poerio, descritta da Benedetto Croce, può essere, a mio avviso, considerata una delle grandi famiglie del Risorgimento Italiano. Occorre sottolineare che Paolo Magaldi, fratello di Nicola Maria, era Segretario del Circolo Costituzionale Lucano insieme a Nicola Sole di Senise, il poeta del Risorgimento in Basilicata. Neanche a farlo apposta, il Presidente del Circolo era Vincenzo D'Errico, figlio del patriota sanchirichese Giuseppe D'Errico, che venne mandato come giudice di pace a Palazzo San Gervasio. Vito Maria Magaldi, parente di Nicola Maria, all'età di appena 12 anni, fuggì di casa, camminò per ben sessanta miglia e raggiunse Garibaldi al passo del Marmo, dopo Lagonegro. Chiese semplicemente all'Eroe dei due Mondi di avere l'onore di seguirlo. Sembrava a tutti impossibile accettare la generosa offerta del ragazzo, ma le sue insistenze furono tali che non si ebbe la forza di rimandarlo dai suoi genitori. Seguirà Garibaldi fino alla battaglia finale del Volturno e combatterà nelle file garibaldine anche nel 1866, durante la Terza Guerra d'Indipendenza. Un altro suo parente, Pasquale Magaldi, in qualità di deputato eletto nel collegio di Muro Lucano, ebbe l'onore di partecipare alla storica seduta del Parlamento Italiano tenutasi a Torino il 17 Marzo 1861, in cui venne ufficialmente proclamato il Regno d’Italia. Fu eletto con 260 voti contro i 173 del candidato locale Francesco Marolda-Petilli. Faceva parte della Commissione Finanze della Camera dei Deputati, che annoverava fra i suoi componenti il grande statista Camillo Benso, conte di Cavour. Come possiamo notare, San Chirico Raparo, grazie alla famiglia Magaldi, in primis, ma anche alla famiglia Natale e a tanti militi impegnati nelle operazioni belliche delle forze garibaldine, ha scritto una bella pagina di storia risorgimentale. Devo ammettere che mi ha particolarmente colpito la vicenda umana di Nicola Maria Magaldi : si spense a Potenza il 13 giugno 1861 ad appena 39 anni – che sfortuna! - prima ancora che venisse proclamata la sua elezione a Consigliere Provinciale per il mandamento di San Chirico Raparo! Il libro a lui dedicato vuole essere un mio piccolo contributo agli studi sul Risorgimento in Basilicata. Giuseppe Aloisio P.S. : Ritengo utile riportare la seguente, bella ed interessante recensione del libro suddetto scritta dal mio caro collega e amico Vincenzo Perugini, docente di Italiano e Storia :“Stampato nel giugno 2019 per le Edizioni Del Faro, il saggio di Giuseppe Aloisio si distingue per equilibrio e garbo. Condivisibile il presupposto di partenza: i valori risorgimentali non hanno perso né fascino né attualità e andrebbero riscoperti in un momento storico come il nostro, tanto concitato quanto confuso, attratto da miopi rivendicazioni territoriali ma pure percorso da processi omologanti che rischiano di sbiadire le stesse identità nazionali. L'indagine dell'autore si snoda su più piani, con continui passaggi capaci di riportare la realtà di un piccolo centro dell'entroterra lucano, San Chirico Raparo, al più vasto ambito provinciale e regionale, e quindi alle vicende nazionali. Piani distinti ma intimamente collegati, attraverso cui, pagina dopo pagina, va delineandosi il ruolo di Nicola Maria Magaldi, avvocato brillante, intellettuale e “patriota” (una parola oggi così desueta da risultare quasi imbarazzante). Ciò che mi pare più apprezzabile del saggio di Aloisio sono i particolari che riguardano il “piccolo mondo antico”di San Chirico, le sue dinamiche sociali e culturali, oltre agli aspetti antropologici emergenti dalla biografia del protagonista. Per quanto concerne quest'ultimo argomento, viene da chiedersi come tanti uomini al pari di Magaldi, nelle diverse contrade italiane, potessero mettere a repentaglio fortune economiche, carriere professionali, reputazione e affetti. E ciò in nome dell'ideale politico (“Tu sol – pensando – o ideal sei vero”, recita il verso conclusivo di una lirica carducciana dedicata a Giuseppe Mazzini). Ci sarebbe materiale, e in abbondanza, per mettere in relazione le èlite del XIX secolo con le classi dirigenti contemporanee, ma sono convinto che il paragone non sarebbe per niente favorevole a noi. Confrontandoci con quegli uomini, infatti, non è difficile avvertire la sensazione di un'enorme, avvilente distanza e l'angustia delle nostre “passioni tristi”, come le chiamerebbe Spinoza. (Vincenzo Perugini, luglio 2019) Mi piace riportare anche la bella ed interessante lettera- recensione scritta dal nostro caro amico Pinuccio Ferrara con la collaborazione della sua gentile consorte Elisa Soccorso : “Caro Pinuccio, sarebbe stata mia intenzione scriverti subito dopo aver ricevuto via e-mail l'anteprima del tuo libro sulla vita ed il vissuto di Nicola Maria Magaldi (1822-1861), politico e patriota lucano, ma, la difficoltà di leggere su di uno schermo di computer hanno vanificato il mio proposito. Innanzitutto grazie per avermi inviato il libro in forma cartacea e per aver pensato a me. Anch'io ho vivo l'interesse ad approfondire fatti e storie che, alla luce degli avvenimenti che si sono susseguiti, hanno offerto spunti per la interpretazione diversi da quelli canonizzati dai libri di storia. Ho letto con molto interesse il tuo libro che, per la chiarezza dell'esposizione dei fatti narrati, nella serenità del giudizio per la valutazione degli episodi, con stile sobrio ed incisivo hanno reso la lettura scorrevole ed interessante. Ho molto apprezzato l'impegno che hai posto nella ricerca della documentazione e nella ricostruzione degli eventi storici, di talchè il libro costituisce a mio avviso un'importante pagina di storia risorgimentale della nostra regione, la Basilicata, ed un contributo offerto al lettore affinchè questi possa approfondire ed esprimere, alla luce degli eventi storici che si sono susseguiti nel corso di ben centocinquant'anni, un personale ed obiettivo giudizio. La storia, infatti, ha una profonda valenza culturale, ci insegna da dove veniamo, le nostre radici, su quali valori morali e civili si basa la nostra società. “La storia, come ci ricorda Cicerone, è testimonianza del passato, luce di verità, via della memoria, maestra di vita, ….”. Nel tuo libro appare chiara e limpida la figura di Nicola Maria Magaldi, uomo di eccelso spessore culturale, politico animato da profondo amor di patria che seppe interpretare e rappresentare nelle istituzioni in cui fu chiamato a svolgere ruoli importanti, le istanze della comunità lucana in un delicato momento in cui la declinante monarchia borbonica cedeva il passo alla nascente unità nazionale. Uomo che amava profondamente la nostra terra e onesto liberale che non approfittò minimamente della propria posizione come uno degli artefici della insurrezione della Lucania e della costituzione del suo governo provvisorio. Dopo averne fatto parte come segretario, lasciò ogni incarico e ritornò alla sua vita di avvocato. Purtroppo la rivoluzione liberale della Lucania si rivelò una rivoluzione a metà in quanto il conservatorismo dei nuovi governanti deluse le aspettative della grande massa della popolazione conservando lo “status quo”, facendo nulla per migliorarne la condizione di estrema povertà ed oppressione, per innalzarne il livello di istruzione, per promuovere riforme sociali ed economiche, per favorire la mobilità collegando, grazie ad opportune infrastrutture, le zone interne con il resto della regione e con le regioni limitrofe al fine di favorire gli scambi ed il commercio. Tutto ciò non fece che inasprire gli animi delle masse che non riscontravano miglioramento alcuno nelle loro misere condizioni di vita e di lavoro, anzi si sentivano ancora più oppresse. Nicola Maria Magaldi, come altri liberali che erano stati ispiratori e promotori della rivoluzione, rimase colpito dai moti di ribellione delle masse contadine che diedero origine al brigantaggio che caratterizzò la storia della Lucania per un decennio. Il suo essere un convinto ed onesto liberale lo avrebbe sicuramente portato ad operare politiche più favorevoli al benessere della popolazione e non già, come accadde, a tradirne le aspettative suscitate con promesse di giustizia sociale. Tanta stima godeva da parte della popolazione che venne eletto a grande maggioranza consigliere provinciale per il mandamento di San Chirico Raparo, incarico che non riuscì neppure ad intraprendere dal momento che la morte lo colse a soli 39 anni di età. Le vicende della vita di Nicola Maria Magaldi offrono non pochi spunti e parallelismi con quella del mio avo Francesco Paolo Castronuovo che anch'io ho raccontato nel mio libro (1), vissuto nel vicinissimo Carbone, nel medesimo periodo storico e, come il protagonista del tuo libro, annoverato da Tommaso Pedio tra i patrioti lucani. Si distinse per essere stato un valente giurista, letterato, per la nobiltà dei suoi ideali e trasparenza di vita. Si prodigò e lottò per quello che credeva essere il bene della sua comunità e per realizzare un'Italia migliore. Anche il mio avo, come ti è noto, subì persecuzioni dall'opprimente polizia borbonica; anch'egli partecipò attivamente ai moti insurrezionali del 1848 subendo più volte condanne per aver fomentato la rivolta di operai e dei contadini che rivendicavano l'usurpazione delle terre da parte dei baroni e dei latifondisti. Caro Pinuccio, scrivo queste poche righe per complimentarmi del tuo lavoro ed esprimerti i sensi della mia stima ed amicizia. (Pino Ferrara, agosto 2019) Nota 1 Francesco Paolo Castronuovo – giurista, letterato e patriota lucano

da il 23/07/2019
Stampato nel giugno 2019 per le Edizioni Del Faro, il saggio di Giuseppe Aloisio si distingue per equilibrio e garbo. Condivisibile il presupposto di partenza: i valori risorgimentali non hanno perso né fascino né attualità e andrebbero riscoperti in un momento storico come il nostro, tanto concitato quanto confuso, attratto da miopi rivendicazioni territoriali ma pure percorso da processi omologanti che rischiano di sbiadire le stesse identità nazionali. L'indagine dell'autore si snoda su più piani, con continui passaggi capaci di riportare la realtà di un piccolo centro dell'entroterra lucano, San Chirico Raparo, al più vasto ambito provinciale e regionale, e quindi alle vicende nazionali. Piani distinti ma intimamente collegati, attraverso cui, pagina dopo pagina, va delineandosi il ruolo di Nicola Maria Magaldi, avvocato brillante, intellettuale e “patriota” (una parola oggi così desueta da risultare quasi imbarazzante). Ciò che mi pare più apprezzabile del saggio di Aloisio sono i particolari che riguardano il “piccolo mondo antico” di San Chirico, le sue dinamiche sociali e culturali, oltre agli aspetti antropologici emergenti dalla biografia del protagonista. Per quanto concerne quest'ultimo argomento, viene da chiedersi come tanti uomini al pari di Magaldi, nelle diverse contrade italiane, potessero mettere a repentaglio fortune economiche, carriere professionali, reputazione e affetti. E ciò in nome dell'ideale politico (“ Tu sol – pensando – o ideal sei vero”, recita il verso conclusivo di una lirica carducciana dedicata a Giuseppe Mazzini). Ci sarebbe materiale, e in abbondanza, per mettere in relazione le élite del XIX secolo con le classi dirigenti contemporanee, ma sono convinto che il paragone non sarebbe per niente favorevole a noi. Confrontandoci con quegli uomini, infatti, non è difficile avvertire la sensazione di un'enorme, avvilente distanza e l' angustia delle nostre “passioni tristi”, come le chiamerebbe Spinoza. (Vincenzo Perugini, luglio 2019)

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