Una storia di limiti e confini
Trento, anni Cinquanta. In un appartamento che sembra respingere la fortuna cresce un ragazzo circondato dai silenzi di una famiglia divisa tra appartenenze e rimozioni. Una “Triplice Alleanza” femminile – madre, nonna e zia – custodisce una cultura mitteleuropea fatta di caratteri gotici e ritualità, mentre il padre porta nel corpo e nella memoria le ferite della Campagna d’Africa.
Essere un “finto tedesco” significa vivere su un confine: quello di una terra segnata dall’italianizzazione forzata e dalle tensioni identitarie; e soprattutto quello interiore, dove la realtà convive con un teatro privato di visioni, letture e radicale inattualità.
Dal bambino solitario all’uomo adulto attraversato dall’arrivo della tecnologia e da relazioni sentimentali sproporzionate, Hugo Tovazzi costruisce il ritratto di un’esistenza laterale. "Il finto tedesco" è il racconto di un’identità sospesa, di una vita trascorsa nelle acque ferme dei luoghi non scelti, dove il silenzio diventa l’unica lingua possibile.