“Il diario di Blaurock” di Enrico Oliari e Thomas Turri è un romanzo che si muove con naturalezza tra thriller storico e riflessione filosofica, costruendo una narrazione densa in cui il passato non è mai davvero concluso, ma continua a insinuarsi nel presente con una forza quasi inquietante. La storia prende avvio da una frattura profonda: Marlene, storica austriaca, sopravvive a un incidente che le stravolge la vita, lasciandola sola e priva di punti di riferimento. Il suo trasferimento in un convento isolato della Val Venosta non è soltanto una fuga dal dolore, ma il tentativo, forse inconsapevole, di ritrovare un senso in ciò che è accaduto.
L’ambientazione gioca un ruolo fondamentale: il paesaggio alpino, austero e silenzioso, amplifica il senso di sospensione e isolamento, mentre il convento, con i suoi spazi chiusi e le sue regole implicite, sembra custodire segreti che vanno oltre la dimensione visibile. È proprio qui che Marlene entra in contatto con un antico manoscritto attribuito a Blaurock, figura storica realmente esistita e legata al movimento anabattista del XVI secolo, perseguitato durante la Controriforma. Il diario non è solo un documento, ma una soglia: attraverso le sue pagine il lettore viene catapultato in un’altra epoca, segnata da tensioni religiose, sospetti e violenze, dove la fede si intreccia pericolosamente con il potere.
La narrazione si sviluppa così su due piani che si rispecchiano continuamente. Da un lato, il passato di Blaurock, raccontato con attenzione quasi filologica, restituisce un mondo attraversato da conflitti ideologici e repressione; dall’altro, il presente di Marlene si carica progressivamente di inquietudine, man mano che emergono connessioni sempre più ambigue tra il manoscritto e la realtà che la circonda. Ciò che inizialmente appare come una ricerca storica si trasforma lentamente in un’indagine più ampia, che coinvolge la natura stessa della verità e il modo in cui essa viene costruita, manipolata o nascosta.
Uno degli elementi più affascinanti del romanzo è proprio l’idea di un potere invisibile, una rete sotterranea che attraversa i secoli e lega eventi e persone in modi difficili da decifrare. Gli autori non esplicitano mai completamente questa presenza, ma la suggeriscono attraverso dettagli, coincidenze e indizi che creano una tensione costante. Il lettore è così portato a interrogarsi continuamente su ciò che è reale e ciò che invece è frutto di una costruzione più ampia, quasi orchestrata.
La scrittura a quattro mani riesce a mantenere un equilibrio efficace tra rigore e coinvolgimento. Le parti storiche sono dense, precise, ricche di dettagli che restituiscono credibilità e profondità, mentre quelle contemporanee risultano più fluide e introspettive, permettendo di entrare nella complessità emotiva della protagonista. Marlene non è una figura eroica nel senso tradizionale, ma un personaggio fragile, attraversato da dubbi e contraddizioni, la cui ricerca diventa progressivamente anche una ricerca interiore.
Questa ricchezza, tuttavia, richiede attenzione: la trama è articolata, i riferimenti storici e teologici sono numerosi, e il ritmo non è sempre immediato. Il tono generale, inoltre, è attraversato da una certa cupezza, da una visione del mondo in cui il potere appare spesso opaco e difficilmente scardinabile. Ma è proprio questa densità a rendere il romanzo interessante, perché costringe il lettore a fermarsi, a riflettere, a mettere in discussione ciò che legge.
Il diario di Blaurock non è semplicemente una storia da seguire, ma un’esperienza da attraversare. È un libro che lascia una traccia, che continua a risuonare anche dopo l’ultima pagina, insinuando il dubbio che ciò che consideriamo storia possa essere, in parte, solo una delle tante versioni possibili della verità.
Una storia su due tempi, che si intreccia di continui con elementi esoterici, passando dall'avventura al sangue alla passione. Notevoli gli spunti di riflessione, colpo di scena finale inaspettato. I fatti e i personaggi storici sono reali: una storia che non conoscevo, quella dell'anabattismo in Italia. Davvero bel romanzo.
Avvincente,dalla lettura scorrevole,ricco di particolari e ricerca storica,con un pizzico di pepe,ti tiene con il fiato sospeso fino alla fine. Bel lavoro di squadra per gli autori. Consigliatissimo!