Paolo Farinati intervista l’autrice Erica Mondini

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 «Tra storia e memoria» lʼultimo libro Erica Mondini Scienza.
«Prima o dopo si dovrà pure fare i conti con questo passato. Il passato è storia e non dovrebbe avvelenare il presente» – Nellʼintervista di Paolo Farinati su L'Adigetto

La narrazione ben corrisponde al titolo di questo lavoro, in cui l'autrice ha assunto una duplice dimensione: di storica, rispettosa della scientificità della ricerca, attenta alle fonti per evitare travisamenti indebiti, ma anche di soggetto partecipe, di persona che si sente chiamata in causa per non sfuggire al dovere di riconoscere errori e corresponsabilità a livello sociale e del proprio retroterra familiare.
I passaggi autobiografici si fondono con il resoconto puntuale di fonti autorevoli, per condurre infine a degli interrogativi sul tempo attuale: perché le tracce che la storia ha impresso sul presente hanno bisogno di essere capite, assunte, rielaborate per poter costruire libertà e giustizia, condizioni di pace in ogni epoca (Micaela Bertoldi).
Lʼintervista
Il titolo completo è: «Le vicende di una famiglia trentina. Tra due guerre, tra Italia e Francia».
La professoressa Erica Mondini Scienza è un insegnante di lettere, che da sempre ha coltivato lʼinteresse per la ricerca storica e, in particolare, per capire le motivazioni alla base dei conflitti e della loro possibile risoluzione pacifica.
Ha già scritto più libri su questi delicati temi, mostrando una capacità e una sensibilità assai rare.
La conosco da tempo e, con mio grande piacere, la incontro in città a Rovereto per fare due chiacchiere sul suo ultimo libro «Tra storia e memoria».
Buon giorno, cara Erica. Quando nasce in te il piacere di narrare, di scrivere, di fare memoria?
«Ho sempre avuto molto interesse per la storia e ho pubblicato varie ricerche in ambito locale. Recentemente ho scritto due libri ambientati nel ‘900: il primo parla della Prima Guerra mondiale e in particolare della popolazione della Bassa Vallagarina, che ha vissuto una diversa vicenda rispetto al resto del Trentino, in quanto fu evacuata e confinata in Italia. «Il mio ultimo libro è Tra storia e memoria, pubblicato dalle Edizioni del Faro a maggio di questʼanno.»
Quale è la motivazione alla base di questo tuo nuovo libro? E il titolo quando nasce?
«Da tempo meditavo di utilizzare le memorie familiari che hanno segnato la mia infanzia e mi hanno sempre incuriosito. Ma le memorie sono sempre parziali, frammentarie e spesso emotive. «Era quindi necessario completarle con una ricerca storica, per inserirle in un contesto più globale, per capire cosa era veramente accaduto ai miei parenti emigrati in Francia nel primo dopoguerra.»
È un'affascinante storia vera, chi ne sono i protagonisti?
«I protagonisti sono i fratelli della mia nonna materna, in particolare Ferruccio e Giacomo Debiasi, che sono partiti da Ala con le loro famiglie nel 1926. Cʼerano certamente motivazioni economiche, ma forse anche politiche.»
Vi sono dei precisi obiettivi personali che ti hanno spronata a scrivere questo libro?
«Sentivo il bisogno di risolvere alcuni nodi oscuri e inquietanti di quelle memorie, in parte taciuti e mai chiariti fino in fondo. «Sono storie comuni a moltissime famiglie, che hanno vissuto il periodo del nazi-fascismo e della Seconda Guerra mondiale, ma sono ancora spesso difficili da affrontare e da accettare.
«Invece, credo che sia importante conoscere la propria storia familiare, qualunque essa sia.»
Scrivere un libro non è mai facile e nemmeno come lo si vuol scrivere. Quale tipo di scrittura hai scelto?
«Ho scelto di scrivere il libro come un racconto realistico, con lʼintento di comprendere ed evidenziare le condizioni umane di chi ha vissuto quei momenti tragici e complessi, caratterizzati da violenza, conflitto generalizzato, paura, diffidenza, insicurezza, ma anche coraggio.
«Volevo capire le motivazioni di scelte a volte difficili e drammatiche, a cui si era costretti per sopravvivere.»
Nelle migrazioni si nascondono molti motivi umani. La guerra e la miseria sono spesso purtroppo tra queste. Le tragedie delle due guerre mondiali che ruolo hanno nel tuo libro?
«La guerra, e il conflitto in genere, sono molto presenti nel libro. Forse perché mi ha sempre impressionato la facilità con cui i governi possono costruire il nemico e scatenare guerre anche tra persone che hanno vissuto vicino fianco a fianco. «Penso, ad esempio, alla guerra nei Balcani oppure al conflitto israeliano- palestinese: ho visitato questi territori e sono rimasta colpita dalle storie raccontate da chi ha vissuto e vive ancora nel conflitto.
«Penso anche che non abbiamo sufficientemente elaborato la storia del Novecento, soggetta a strumentalizzazioni di parte e spesso affrontata ancora troppo emotivamente e con scarsa capacità critica.»
Scrivere un libro è spesso «ricordare». In questo tuo libro il ricordo che ruolo gioca?
«Le memorie della mia infanzia, ancora molto piena di racconti della guerra, da poco conclusa, e i racconti familiari sono stati lo stimolo alla ricerca e alla scrittura. «Volevo sapere, volevo capire cosa era accaduto veramente a zio Ferruccio e Ida, a zio Giacomo e Rita.
«Volevo conoscere le sorti dei figli e dei nipoti che ancora vivono in Francia. E sono stata fortunata perché li ho anche ritrovati.»
Anche la mia famiglia nel lontano 1923 emigrò in Francia, nazione e comunità molto generosa con noi italiani. Quale sentimento ti nasce verso i nostri «cugini» francesi spesso da noi italiani accusati di supponenza e orgoglio da «primi della classe»?
«Al di là di pregiudizi e generalizzazioni, che ogni migrante ha vissuto sulla propria pelle, in ogni Paese e in ogni epoca, gli europei hanno vissuto unʼunica grande tragedia, sotto i regimi totalitari e durante il conflitto.
«Soprattutto la guerra civile ha lasciato nel lungo dopoguerra strascichi pesanti di odio e di risentimento, che ancora oggi rischiano di avvelenare il nostro presente. «Per questo penso che veramente dobbiamo rispettare questo doloroso passato che ci accomuna e sentirci solamente europei, anche se purtroppo cʼè un forte ritorno di nazionalismo.»
La famiglia. Quanto è forte in te il sentimento di appartenenza ad una famiglia?
«È certamente molto forte e con il passare degli anni ne sono sempre più consapevole. Conoscere la storia della propria famiglia, oltre a quella generale, è importante perché aiuta a costruire e rafforzare la propria identità personale, ma anche civica.
«Personalmente ho imparato a guardare al passato con uno sguardo più critico e profondo e allo stesso tempo più attento agli aspetti umani e sociali.»
In quarta di copertina c'è una frase molto significativa: ce ne vuoi la tua spiegazione?
«Il Novecento è un periodo ancora difficile da affrontare: molte persone faticano a fare i conti con il proprio passato e anche a livello pubblico ci sono spesso discussioni sulla opportunità o meno di intitolare strade e piazze, sulla conservazione o creazione di strutture o musei che riguardano il fascismo.
«Tutto ciò non è positivo, non ci aiuta a far crescere la dimensione democratica del nostro vivere. La frase della quarta di copertina dice appunto che il passato va affrontato, studiato, accettato, elaborato. Eccola:
«Prima o dopo si dovrà pure fare i conti con questo passato. Prima o dopo si dovrà smettere di farne un uso improprio; il passato è storia e non dovrebbe avvelenare il presente.»
 


Erica Mondini


Tra storia e memoria

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