I livelli d'allenamento e di perfezionamento del Do


  In genere noi Occidentali tendiamo a definire l'allenamento con diversi sinonimi ma senza fare sostanziali distinzioni, per cui addestramento, allenamento, esercitazione, pratica ecc. sono quasi sempre per noi la stessa cosa senza nessuna differenza sostanziale se non nella semplice definizione semasiologica. Nondimeno, non è altrettanto vero per quanto riguarda la cultura Orientale e, in particolare, quella giapponese che fissa diversi strati di apprendistato marziale prima di raggiungere un livello elevato di conoscenza. Nelle Arti Marziali giapponesi il primo livello di pratica di una disciplina corrisponde al Keiko(praticare), il secondo livello è Renshu (allenarsi); mentre i livelli che seguono molto spesso non trovano l'equivalente nella nostra lingua per poter essere descritti e ben compresi, tuttavia, proverò lo stesso a definire alcuni concetti fondamentali. In Giappone nelle Arti del "Do" esiste la nozione di "formazione spirituale", che si manifesta esclusivamente attraverso l'attuazione della completa formazione interiore che avviene unicamente sul piano spirituale unito con l'addestramento fisico (Tanren). Abbandonare "l'occhio fisico" per "rivolgere gli occhi dentro di se" in giapponese si chiama Kanteki (penetrare l'arte): in questa fase si raggiunge la massima consapevolezza delle correzioni apportate alla postura fisica in concordanza con il ciclo respiratorio, processo essenziale per controllare la propria energia(ki). Tale consapevolezza avviene attraverso l'interno, lo spirito l'assorbe facendo in modo che il praticante diventi efficace nello spirito e libero nell'azione fisica. Nonostante tutto ciò possa sembrare tanto, l'arte del "Do" non termina qui. Raggiunto questo stadio, ora il praticante può aspirare ad un livello superiore, definito "essere e fluire" (Zaiteki). Tale livello richiede uno sforzo incessante applicato a tutto il nostro essere, tutte le volte che respiriamo, fino al punto in cui non saremo più in grado di distinguere quando stiamo praticando o solamente respirando. Percorrere completamente la via del Do è più uno sforzo spirituale che fisico, anche se tale sforzo si presenta nella scelta di natura fisica attraverso la pratica di un'arte, tale opzione è l'unica che ci permette di essere nella "non mente" (Heijo-Shin); in tale livello la mente non può essere trattenuta, neppure nella nostra testa, essa fluisce liberamente verso il nostro hara e tutto ritorna alla naturalezza iniziale. Per poter affrontare con la giusta preparazione livello per livello occorre che la nostra pratica sia basata sullo Shugyo: una pratica austera e senza orpelli, una disciplina plasmante e inesorabile che porta a scoprire il regno di Mushin (non mente). La dimensione del DO è per tutto ciò una sfera dove si pratica l'Arte con la massima libertà e innocenza, senza vizi e debolezze, dove si ritorna liberi e spontanei come quando eravamo bambini.
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