Fritto, candito o inzuppato nel miele?



Questa simpatica leguminosa è giunta a noi dalla lontana Virginia all'inizio del 1600 grazie al botanico Jean Robin. I suoi fiori, delicati e dolcemente profumati, irrompono prepotentemente sulla scena a primavera iniziata per salutarci prima che il sole di maggio cominci veramente a bruciare. La grande capacità di riprodursi, nonché la resistenza ostinata alle avversità, hanno permesso a questo albero di diffondersi spontaneamente. E allora, perché non approfittarne? Tuorlo d'uovo, zucchero semolato, olio d'oliva, farina bianca, marsala secco, lievito di birra, chiara montata a neve e un pizzico di sale. Quindi, badabim e badabam, immergere i bei grappoloni fioriti nella pastella preparata e buttarli in una capiente padella contenente olio caldo. Quando appaiono dorati toglierli dalla padella e gustarli con calma.   Evviva! Mirco

Mirco Tugnoli

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