Fiorella Ialongo incontra Un calabrese a Roma: Aldo Armentano

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Se Richard Gere è “ufficiale e gentiluomo” nell’omonimo film, Michele è romantico e gentiluomo.  Michele è il protagonista del romanzo “Un calabrese a Roma”. Del personaggio dell’attore americano non ha la baldanza o la sicurezza, bensì una maggiore bellezza dei sentimenti. Essi vengono svelati attraverso la sua vicenda, narrata da Aldo Armentano, che si volge nella capitale intorno agli anni ’50 e ’60. Nel romanzo non vi è traccia della Roma della dolce vita eppure, dalla sua descrizione, Michele emerge come una sorta di Gregory Peck de’ noantri per la signorilità e delicatezza del suo essere ed approccio alla vita.  Elementi tanti più difficili da conservare in considerazione del fatto che è un emigrante, costretto a lasciare la natia Calabria per trasferirsi in cerca di un futuro migliore a Roma. E’ una città che si burla di coloro che scendono dal treno con la valigia di cartone, di malaffaristi, che costringe a pagare una possibilità di lavoro con la perdita della propria cultura, affetti familiari. Questi temi non vengono raccontati con il linguaggio snob di un intellettuale, oppure di coloro che hanno atteggiamenti provocatori per apparire sui media. Le problematiche sono invece narrate con profonda leggerezza, con un linguaggio semplice, immediato. Ne deriva che il lettore può agevolmente identificarsi nell’esperienza di migrante del protagonista del libro. Abbiamo chiesto all’autore quanto ci sia di personale nel romanzo. “E’ fondamentalmente un racconto autobiografico, ho aggiunto alcuni elementi di fantasia per rendere più fluida la storia. Vi è un punto in cui essa si tinge di giallo.. “Si, nel dopoguerra, vi sono stati alcuni misteriosi omicidi, le cui radici sono affondate nel periodo ante conflitto o nella Seconda Guerra Mondiale". L’amore permea il racconto nonostante le difficoltà del protagonista, può darci la sua visione? “La mia visione è quella che ho descritto nel libro. Per me l’amore ha tre facce". Vi è innanzitutto quello per se stessi, cioè l’orgoglio di quello che si è. Dopo vi è l’amore verso gli altri, compresi gli animali ed il creato. Infine vi è l’amore nel senso più ampio che conduce alla positività, al bene. Si tratta di tre differenti sfaccettature che dovrebbero valere in qualunque età  e situazione della vita

Un calabrese a Roma

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