Come Anne Sexton, che era riuscita a trasformare i suoi versi in un grande teatro psichedelico, così Cetty Di Forti supera i riferimenti dei paesaggi interiori di Sylvia Plath per giungere, nella seconda parte, allo sberleffo della società benpensante per vincere la rassegnazione. È questo il suo più grande pregio: essere perfettamente conscia che sul palco puoi essere completamente te stessa, anche a rischio di risultare, per alcuni, indigesta.