Maël vive sospeso tra due mondi: le montagne del Trentino, dove ha imparato il limite del corpo e del respiro, e i grandi fiumi del pianeta, dal Pacuare allo Zambesi, fino al Marañón. Luoghi estremi che non fanno da sfondo, ma da specchio: la natura, per lui, è un confronto diretto, mai addomesticato.
Cresciuto in una terra che insegna l’umiltà, Maël porta dentro una tensione costante tra il richiamo delle radici e il desiderio di partire. Il legame con le Alpi è resistente e doloroso, come un elastico che non si spezza, nemmeno quando si misura con rapide pericolose o pareti verticali. Il suo viaggio non è però solo fatto di avventura. È attraversato da una perdita che segna per sempre – la morte dell’amico Edoardo sulle Tofane – e da incontri che aprono nuovi orizzonti, come quello con Yara, biologa impegnata nella difesa della selva. Esperienze che insegnano a convivere con il dolore e a riconoscere ciò che conta davvero.
In questo romanzo, Daniela Larentis intreccia esplorazione e ricerca interiore, conducendo il lettore tra foreste umide e paesaggi glaciali, fino a una verità essenziale: non esiste una meta definitiva. La salvezza sta nel movimento, nell’accettare il fluire della vita, passo dopo passo.