Stefano Motta
Stefano Motta

Stefano Motta scrittore e saggista, ha pubblicato numerosi titoli di narrativa per ragazzi. Studioso dei "Promessi Sposi" e del mondo religioso del Seicento, già direttore artistico del Maggio Manzoniano Merate, è socio onorario della Pontifica Academia Mariana Internationalis della Città del Vaticano, e membro della Giuria Tecnica del Premio Letterario Internazionale "Alessandro Manzoni". Con Einaudi Ragazzi è uscito nel 2019 il delicato romanzo "Lale" e con Giovane Holden il thriller storico "Le armi dei vinti". Con Edizioni del Faro ha pubblicato il romanzo "Di vento forte", la raccolta di racconti "Latte e Ghiaccio" e "Mascarpone e altre storie".

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"Habeas corpus" su TRENTINO TV

Il coraggio di fare del bene nonostante la feroce banalità del male: Antonella Carlin, Barbara Ciaghi e Stefano Motta parlano di Habeas corpus Mattino insieme, su TRENTINO TV

Inserito 1 settimana fa

Rassegna stampa

"Latte e Ghiaccio": un Cocìto nelle cavità delle montagne di Lecco

Il dantesco Latte e Ghiaccio di Stefano Motta nella rubrica settimanale di recensioni letterarie del network lecchese di Merateonline

Inserito 1 mese fa

Rassegna stampa

"Habeas corpus": un libro indispensabile

«Stasera parleremo con il suo autore di un libro potente, denso, forte, doloroso, direi veramente indispensabile, che va letto a tutti i costi, legato ad un avvenimento storico importante e che coinvolge».
Così Canzio Dusi, membro del Centro Culturale Lazzati di Osnago, ha introdotto l’appuntamento del Caffè letterario di venerdì 23 aprile, tenutosi per la prima volta in modalità online sul canale Youtube del Centro parrocchiale di Osnago. Ospite della serata il professore e scrittore Stefano Motta, già invitato in passato dal Centro, che ha presentato il suo ultimo libro Habeas Corpus  proprio nella Giornata internazionale del libro.

Inserito 1 mese fa

Eventi

"Habeas corpus" al Circolo Culturale Lazzati di Osnago (LC)

Nell'ambito dei "caffè letterari del venerdì" il Circolo culturale "Lazzati" di Osnago (Lecco) ospita Stefano Motta e il suo romanzo Habeas corpus.

La serata può essere seguita in diretta sul canale youtube https://www.youtube.com/channel/UC-LTYjwgMO3wAUpzqzKhKAQ 

Inserito 2 mesi fa

Rassegna stampa

"Habeas corpus" di Stefano Motta su "La Provincia" di Lecco

"Un libro intenso, dalla scrittura scabra": su La Provincia di Lecco Gianfranco Colombo recensisce Habeas corpus, il romanzo di Stefano Motta sul dramma dei desaparecidos e dei voli della morte sotto la dittatura argentina di Videla

Inserito 2 mesi fa

Rassegna stampa

''Habeas corpus'' sul Giornale di Desio

Il Giornale di Desio dedica una lunga recensione al romanzo di Stefano Motta sul dramma dei desaparecidos e dei voli della morte: "un libro necessario [...] che vorrei venisse letto nelle scuole", dice l'autore in chiusura dell'intervista.

 

Inserito 3 mesi fa

Rassegna stampa

''Habeas corpus'': i voli della morte nel capolavoro di Stefano Motta

Una donna in volo campeggia sulla copertina del nuovo romanzo di Stefano Motta. Non si capisce bene se sia in aria, o in acqua, se sia un tuffo maldestro in piscina, o qualcosa di diverso.

[...]

Si voltano nervosamente le pagine, si piange, si rabbrividisce, si urla, nel nuovo libro di Motta. Si prova schifo, a volte. E ci si illude che la fine arrivi diversa.

 

Inserito 4 mesi fa

Rassegna stampa

"Habeas corpus" di Stefano Motta nei consigli di lettura di Silvia Vernaccini sul Corriere del Trentino

Nei consigli di lettura del Corriere del Trentino firmati da Silvia Vernaccini oggi troviamo il nuovo romanzo di Stefano Motta. Indagine storica sui desaparecidos che parte da un'indagine approfondita di documentazione originale. Un romanzo storico che non potrà lasciarviindifferenti.

 

Inserito 4 mesi fa

Rassegna stampa

Il bene e il male faccia a faccia – "Habeas corpus" su Malpensa24

GALLARATE – I “voli della morte” e il dramma dei desaparecidos nel nuovo romanzo di Stefano Motta (nella foto).  Con Habeas Corpus-I voli della morte sotto la dittatura di Videla (Edizioni del Faro, 144 pagine) Motta, che insegna lettere all’Istituto Aeronautico “Ferrarin” di Gallarate e all’istituto aeronautico “Città di Varese” è scrittore e saggista e Membro della Giuria Tecnica del “Premio Letterario Internazionale A. Manzoni”, si immerge in una delle pagine più buie della storia del Novecento con un romanzo inatteso e durissimo, di difficile ma necessaria lettura.

IL BENE E IL MALE FACCIA A FACCIA

Lo si intuisce sin dall’attacco del primo capitolo, ma ci vuole qualche pagina per rendersi conto di quel che sta dicendo la voce narrante: l’apparente banalità con cui uno dei due protagonisti, un sottoufficiale dell’Esma – la Escuela Mecánica de la Armada di Buenos Aires – racconta il suo lavoro è dolorosa più del peggiore sadismo. L’altra voce, che si alterna nei capitoli pari, è quella purissima e a tratti ingenua di Alice Domon, “suor Cathy”, e per tutto il romanzo si spera che l’immagine bellissima della copertina non sia il presagio inevitabile di una fine che purtroppo i libri di storia ci hanno già raccontato.

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Inserito 4 mesi fa

Rassegna stampa

Due anni da Vaia: non c'è vento che oltre a distruzione non porti anche vita

Sulle testate del network di Leccoonline, Merateonline e Casateonline Stefano Motta, autore del romanzo Di vento forterilegge in chiave quasi leopardiana i fatti di Vaia:

Il ventinove ottobre di due anni fa un vento con raffiche fino a 200 chilometri orari ha abbattuto in poche ore più di otto milioni di metri cubi di alberi in tutto il nord-est, dai lembi più orientali della Lombardia fino al Friuli.
Si è accanito soprattutto sugli abeti e i larici delle mie Dolomiti, della mia Val di Fassa, sui tronchi fieri delle foreste che la Repubblica Veneta coltivava per farne i pali per le fondamenta di Venezia e assi per le galee che dominavano il Mediterraneo, e che Stradivari in persona sceglieva, per farne strumenti immortali.
Ogni numero di quella sciagura è approssimativo, perché il vento correva così veloce che ha divelto gli anemometri, tarati sui duecento all’ora. Vuol dire che correva di più. E anche gli alberi, contati a metri cubi, come se fossero una massa, non singole vite importanti ad una ad una.
Di tutti i luoghi violentati dal vento il lago di Carezza è quello che più mi strazia. Un tempo per scorgerlo dovevi corteggiarlo, lasciare l’auto, inoltrarti a piedi oltre la fascia di alberi che lo cingeva e poi rimanevi a bocca aperta. Era un’esperienza intima, e mistica. Ora lo vedi già molti chilometri prima, dai tornanti che scendono dal Passo di Costalunga, messo a nudo ed esposto impudicamente alla vista.
Eppure passeggiando per i miei boschi io la sento la vita che ancora freme sotto quei legni, e le sapienti mani delle genti di montagna che la assecondano e la incoraggiano, potenti loro perché figli rispettosi di una Natura così tanto più potente di noi da poterci scalzare con un colpo di vento, e da saperci custodire come una madre taciturna ma buona.
Se i due leoni non se lo fossero mangiato, come racconta Leopardi, e l’Islandese delle sue “Operette morali” potesse ancora interrogare la Natura, so che glielo chiederebbe: “O natura, o natura […] perché di tanto inganni i figli tuoi? Perché mandi vento e virus, e solitudini e paure?”.
“Madre di parto e di voler matrigna”, la definisce nella “Ginestra”. E questi mesi in cui ci sentiamo così piccoli di fronti a un virus che si prende gioco di noi, così rabbiosi di fronte a governanti che fanno ancor peggio del virus, e ad affetti che cadono, persone prima fiere e forti come gli abeti possenti delle Dolomiti e un attimo dopo divelti e schiantati a terra, questi mesi ci interrogano.
Non sono uno di quelli che va in giro ad abbracciare gli alberi (anche perché la resina poi mi sporca la giacca Montura che costa una fucilata), ma passeggiando per i boschi brutalizzati delle mie montagne ho avuto due anni fa il dono di una storia, che poi è divenuta un romanzo di buon successo. E ho sentito nel silenzio dei boschi la vita che non si arrendeva.
E vorrei dire che non dobbiamo aspettare la fine della tempesta per avere quiete, ma possiamo esigerla e crearla anche ora. Se riusciamo a stare in silenzio, a spegnere per un po’ le televisioni e i social media, a staccare il telefono, a non farci schiacciare ancora di più dalla mole di notizie e dall’angoscia di socialità, ad avere il coraggio di stare da soli, e in silenzio, la V di Vita suona più forte del Vento che ha offeso le foreste e del Virus che attenta alla nostra salute e alla nostra felicità.

Leccoonline...»

Inserito 7 mesi fa