Michele Michelino
Michele Michelino

Michele Michelino, nato a Casalpusterlengo (LO) nel 1949, è stato operaio nel reparto cavi della ditta Pirelli S.p.A. di Milano (1966-1974), poi nel reparto forgia della ditta Breda Fucine S.p.A. di Sesto San Giovanni (MI) (1976-1997) e dal 1997 al 2007 è stato operaio nel settore manutenzione (elettricista) del Comune di Milano. Presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, è stato fondatore del Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli” di Sesto San Giovanni.

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Pirelli: tutti assolti gli imputati nel processo-bis per le morti da amianto

Milano.  20/12/2016 La quinta sezione penale del Tribunale di Milano si è pronunciata in data 19 dicembre 2016 sul caso Pirelli con una sentenza, destinata a finire al vaglio dei giudici di grado superiore, che ha decretato l’assoluzione con formula piena dei nove ex manager della Pirelli imputati per omicidio colposo e lesioni gravissime ai danni dei numerosissimi operai morti o ammalatisi a causa dell’amianto.  Il caso Pirelli e le morti da amianto Dalle indagine e dalle complesse inchieste che in questi anni hanno coinvolto l’azienda Pirelli, è emerso che numerosi operai che avevano lavorato alla Pirelli tra gli anni ’79 e ’89 sono morti o hanno contratto gravi forme tumorali riconnesse all’esposizione alle fibre di amianto con cui venivano in contatto durante i processi lavorativi nella fabbrica dello stabilimento di Bicocca, a Milano. Un primo processo aveva visto sul banco degli imputi 11 dirigenti della Pirelli, chiamati a rispondere alle accuse del P.M. che aveva evidenziato che gli imputati non avevano mai informato i lavoratori sui rischi amianto, non avevano rispettato le necessarie misure di sicurezza e avevano esposto i lavoratori a diverse sostanze cancerogene, quali erano le fibre d’amianto, senza adottare le opportune precauzioni. In data 7 settembre 2015 il Tribunale di Milano pronunciava sentenza di condanna a titolo di omicidio colposo aggravato e lesioni colpose gravissime irrogando pene molto severe, da 3 anni fino a 7 anni e 8 mesi di reclusione, a carico di 11 vertici dell’azienda all’epoca dei fatti, oltre ai connessi risarcimenti danno da liquidarsi in separata sede civile a favore delle vittime e dei parenti delle vittime costituitisi parti civili nel processo anche attraverso l’Associazione Italiana Esposti Amianto, il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, e Medicina Democratica. La Corte d’Appello, con una contestatissima sentenza pronunciata in data 24 novembre 2016, ha ribaltato il dictum di primo grado pronunciando l’assoluzione per tutti gli imputatiper “non aver commesso il fatto” A distanza di nemmeno un mese dall’assoluzione in appello, è arrivata la sentenza conclusiva del primo grado di giudizio nel processo c.d. Pirelli-bis che ha visto imputati 9 ex manager della Pirelli per rispondere di omicidio colposo per la morte di 24 lavoratori. Anche tale sentenza ha assolto con formula piena tutti gli imputati “perché il fatto non sussiste” o “per non aver commesso il fatto”. Entrambe le inchieste e i processi relativi alle morti per amianto degli ex lavoratori della Pirelli ad oggi hanno visto “vittoriosi” i vertici dell’azienda, senza riconoscere alcuna giustizia alle vittime e alle famiglie dei lavoratori vittime dei rischi connessi all’amianto ed in generale alla sicurezza sul lavoro. Si tratta comunque di vicende giudiziarie destinate a protrarsi ancora nel tempo, con la possibilità di esperire ancora le impugnazioni previste avverso entrambe le sentenze, la prima destinata ad essere esaminata dalla Suprema Corte di Cassazione con inevitabili ripercussioni sul giudizio di appello che con ogni probabilità verrà instaurato avverso l’odierna sentenza di assoluzione. Assoluzioni Pirelli, le proteste delle vittime e delle associazioni Le due sentenze pronunciate Rispettivamente dalla Corte d’Appello e dal Tribunale di Milano che hanno sancito l’assoluzione per i vertici Pirelli nei due processi che vedono coinvolto il colosso per rispondere delle morti da amianto hanno suscitato forte disapprovazione e proteste da parte delle costituite parti civili rappresentative dei lavoratori e delle famiglie delle vittime. In particolare, alla sentenza di appello, Michele Michelino, presidente del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio, ha affermato: “è una sentenza gravissima che significa licenza di uccidere e impunità. Questa è giustizia di classe contro i lavoratori ed è incredibile che in questo Paese si continui a morire sui luoghi di lavoro”. In termini analoghi, in data 19 dicembre 2016 alla sentenza del Tribunale milanese, i familiari delle vittime hanno protestato urlando “vergogna”, mostrando uno striscione in aula che denunciava: “Gli operai sono stati uccisi due volte, dai padroni e dai giudici“. Parole molto gravi, segno di forte disprezzo per la giustizia italiana, che ad oggi non ha ravvisato alcuna responsabilità dei vertici Pirelli per le morti da amianto. Martina Scarabotta MASTERLEX.IT  

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PROCESSO A MILANO Amianto, tutti assolti gli ex manager Pirelli. Proteste in aula: «Vergogna»

CRONACA [Vivimilano] PROCESSO A MILANO Amianto, tutti assolti gli ex manager Pirelli. Proteste in aula: «Vergogna» Nel secondo filone dell’inchiesta sui 28 operai morti o ammalati negli stabilimenti milanesi a causa dell’amianto. I parenti delle vittime: «Uccisi due volte» di Redazione Milano online [La protesta dei familiari delle vittime in tribunale (Fotogramma)] La protesta dei familiari delle vittime in tribunale (Fotogramma) Sono stati tutti assolti con formula piena i sette ex manager di Pirelli accusati a Milano di omicidio colposo e lesioni gravissime per i 28 casi di operai morti o ammalati a causa dell’amianto, dopo aver lavorato negli stabilimenti milanesi dell’azienda tra gli anni ‘70 e ‘80. Lo ha deciso il giudice della quinta sezione penale del Tribunale Annamaria Gatto. I familiari delle vittime hanno protestato urlando «vergogna» e che «gli operai - riporta uno striscione - sono stati uccisi due volte, dai padroni e dai giudici». Le richieste Il pm Maurizio Ascione aveva chiesto condanne a pene comprese tra i 4 anni e mezzo e i 9 anni di reclusione per sei ex dirigenti Pirelli. In particolare, aveva sollecitato le condanne per Ludovico Grandi e Gianfranco Bellingeri, amministratori delegati della Pirelli negli anni ‘80, rispettivamente a 9 anni e a 6 anni di carcere. Chiesta la condanna anche di Guido Veronesi (5 anni e 6 mesi), fratello dell’oncologo ed ex ministro Umberto e anche lui deceduto nel frattempo, di Piero Giorgio Sierra (7 anni), ex presidente dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, di Omar Liberati (5 anni e 6 mesi), di Gavino Manca (4 anni e 6 mesi) e di Armando Moroni (4 anni e 6 mesi). Il pm Ascione aveva invece chiesto l’assoluzione «perché il fatto non costituisce reato» di altri tre ex dirigenti - Roberto Picco, Gabriele Battaglioli e Carlo Pedone - che ricoprirono un ruolo ai vertici di Pirelli per un arco limitato di tempo.   La protesta dei familiari Il giudice Annamaria Gatto ha deciso di assolvere tutti e 7 gli imputati (erano 9, uno è deceduto e la posizione di un altro è stata stralciata). I familiari delle vittime e hanno protestato urlando «vergogna» contro la sentenza pronunciata dal giudice della quinta sezione penale e hanno esposto striscioni con le scritte: «Operai uccisi 2 volte: dai padroni e dai giudici» e «Ricordare tutti i lavoratori uccisi in nome del profitto». Il ricorso «Una decisione antioperaia gravissima perché ha sancito l’impunità per i responsabili della morte di 28 lavoratori», dichiara in una nota il Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio, che si era costituito parte civile. «La sentenza emessa dal tribunale - si legge in un’altra nota firmata dal segretario generale della Cgil di Milano, Massimo Bonini - non rende giustizia alle famiglie delle Lavoratrici e dei Lavoratori coinvolti, aprendo scenari inquietanti rispetto alle responsabilità dei gruppi dirigenti nella tutela della salute dei propri dipendenti». «La Camera del Lavoro di Milano e la Filctem - conclude la Bonini - annunciano fin da ora che verrà valutata l’ipotesi del ricorso insieme ai propri legali dopo il deposito delle motivazioni della sentenza. Come nel caso del processo Eternit di Torino, ancora una volta a pagare sono i Lavoratori oggi uccisi per la seconda volta». 19 dicembre 2016 | 14:04

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