The Monster Rain ☆ Mostra inaugurale del Kuka Museum

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֍ The Monster Rain ֍   La mostra inaugurale del Kuka Museum sarà un omaggio al Mostro della Pioggia, il drago custode e scatenatore dell’acqua: the Monster Rain! La parola drago deriva probabilmente dal latino draco e dal greco drakon, da avvicinare al verbo derkesthai, guardare fisso, e indica un attributo del drago, il suo sguardo paralizzante. Il drago è un animale favoloso simile ad un enorme rettile alato, vomita fuoco, è capace di paralizzare con il suo sguardo, di incenerire con il suo sangue e la sua saliva, ma è anche il signore della tempesta e del tuono e della pioggia e delle acque primordiali dalle quali tutto è stato generato, signore e custode di tutti i tesori che sono nascosti nel cielo, nella terra, nell’acqua e nel fuoco. Il drago, dunque, che abbraccia il simbolismo del serpente e del coccodrillo, è sia un guardiano implacabile dei tesori materiali e spirituali, espressione di forza e potenza, sia una creatura demoniaca, incarnazione del Male. Questo simbolismo ambivalente del drago ha incontestabilmente in Cina la sua espressione più forte, dove i Re-draghi sono i quattro dei delle acque e della pioggia, temuti ma al contempo adorati. La pioggia quindi è un drago? In Oriente pare di sì, ma anche nella nostra cultura si tramanda una tradizione simile. I Cinesi sono provetti nell’arte di prendere d’assalto il regno dei cieli. Così, quando manca la pioggia, fabbricano un gran dragone di carta o di legno per rappresentare il dio della pioggia e lo portano in processione; se ciò non basta a causare la pioggia il dragone viene maledetto e fatto a pezzi. In tempo di siccità, invece, il dragone viene incatenato ed esposto al sole davanti al suo stesso tempio, affinché possa constatare direttamente quanto sia urgente il bisogno di pioggia. Queste pratiche meteorologiche dell’Estremo Oriente assomigliano a metodi simili in uso nell’Europa cristiana fino a non molti anni or sono, se non addirittura ancora oggi. Piove? È colpa dei draghi che corrono nei cieli, riempiono l’aria di caldo e fuoco che mescolandosi col vento freddo formano poi la pioggia. Il drago, come sopra accennato, è il mostro universalmente più diffuso, presente indistintamente in tutte le culture, e tante sono le leggende alpine che ci parlano di queste creature come causa anche della pioggia. Ancora oggi da noi esistono toponimi legati alla definizione di ‘buchi dei draghi’, ‘gole del drago’, ecc.; esiste anche il ‘lago del drago’, chiamato anche ‘lago del parroco’ a Marienberg in Val Venosta. Nel convento di Wilten nel Tirolo del Nord, si conserva addirittura ‘la lingua del drago’. In molte chiese è raffigurato San Giorgio che combatte il drago e la sacra rappresentazione di San Giorgio fa parte delle ‘Passionsspiele’, le sacre rappresentazioni che nella nostra terra diedero inizio al teatro. I contadini così come i signori feudali, quindi nelle case come nei castelli, a capo delle grondaie dei tetti hanno da sempre raffigurato una testa di drago che apre le fauci facendo uscire l’acqua di scolo. Insomma, la pioggia è un drago, un drago nascosto tra le nuvole, e non per nulla i nostri contadini, ancora oggi, sparano alle nuvole per scongiurare la grandine. Per sconfiggere il drago, il nostro orco, spariamo alle nuvole! E lui loro mordono, lacerano, divorano, inghiottono, vomitano, sputano, sbavano. La mostra, curata dall’attuale direttore nonché fondatore del Museo, Lukas Zanotti, prevede un dialogo tra opere di più artisti outsider locali che si sono cimentati con il tema. D’altronde il sangue del drago veniva raccolto anche per produrre il pigmento rosso utilizzato dai pittori, il sandragon, nel dipingere la faccia del diavolo, il corpo dei demoni e le fiamme dell’inferno. The Monster Rain!!!  
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