recensione 31/8/2020 da Libri e Recensioni.com



Recensione:
"Se lo sguardo è da un oblò" è una silloge di Ornella Gatti. L'oblò del titolo, legato alla dimestichezza dell'Autrice con l'ambiente marinaresco, può far pensare a una sorta di rifugio dietro il quale guardare la realtà; tutti avvertiamo, almeno una volta nella vita, la sensazione di essere intrappolati in qualcosa, da qualcuno, e non ci accorgiamo che è la vita. Sulle domande fondamentali circa la nostra esistenza, il tempo che ci circonda, l'eterno a cui tendiamo, chi siamo e che cosa siamo o non siamo destinati a fare si può discutere molto, tacere, ignorare il tutto, oppure scatenare la nostra fantasia, come accade nel lavoro della nostra Autrice.
Quella della Gatti è una poesia d'acqua, elemento sempre presente, avvolgente direi, e l'acqua è sempre stata simbolo di purezza, purezza che qui diventa di sentimenti, in un afflato con il liquido elemento che riesce a rendere partecipe il lettore; l'ispirazione è data dal mondo che la circonda, l'abilità invece è nel suo saper cogliere e, soprattutto, trasmettere le emozioni che quel mondo suscita in chi è capace di osservarlo e di coglierne l'essenza. ("L'Oblò", "La malapianta")
Se questa superficie liquida può talora dare l'impressione di in una indeterminazione degli spazi, una distesa che si perde in un orizzonte che appare sempre più lontano, tuttavia consente di cercare spazi più ristretti o più ampi, comunque non piatti, scavando all'interno di se stessi dove, non distolti da un variegato panorama, c'è più ampio spazio per la fantasia, spesso dolorosa, che poi si concretizza nella creatività poetica. ("Spirale di fumo", "Tentativo", "Un attimo")
L'Autrice ha compreso che c'è tanto da esplorare dentro il mondo interiore, così scrive in sfida con se stessa, con ciò che sente e che vuole esprimere, la trasposizione delle sue riflessioni e dei suoi sentimenti in versi è quanto mai varia e scandita con un ritmo costante. Nulla viene gridato, ma nemmeno sussurrato, è un canto forte, assorto e potente che qualsiasi orecchio può udire, che qualsiasi mente può comprendere. E' così che le mille incertezze, i perduranti e affioranti dubbi possono trovare una letterale forma e costituire la base di quell'ideale dialogo che si svolge fra poeta e lettore. La parola è l'unica certezza dell'Autrice e questa appare ricercata, non frutto di un istinto, bensì il risultato di un laborioso percorso con cui ciò che è nell'animo viene esplicitato per una maggiore e più coerente conoscenza.
Nella diagonale di un tempo vilipeso e offeso nelle sue ansie di separazione, ci ricorda entro una parola esperta, esatta nel suo essere asciutta e provocante, quel rischio di morte sotteso là dove il dolore racconta del mondo, e dei mondi, dell'amore, della vita a partire dall'anima, il suo isolamento nel mare inteso come metafora dell'esistenza.
C'è evidente una frattura sociale che si accompagna, in ("Lampare") un gioco macabro di reciproci tagli, alla costellazione silente delle tante implosioni personali e collettive, di solitudini ammassate, di inaccessibili ripiegamenti nel timore. Ed allora non è poi così banale, come forse a un occhio semplicistico potrebbe apparire, il richiamo nei primi testi alle morti per mare perché esemplificative, tra le altre, di un appello a sorreggere la coscienza dal crollo dei contorni, se per contorni s'intende quella terra che nel suo comprenderci sa pure quale falla può aprirsi dal vizio di vivere soli col proprio strazio. ("In fondo al mare")
L'Autrice riesce, con sicurezza e padronanza linguistica, ad entrare nella profondità dei grandi temi vitali e sociali ed a dominare le situazioni più complesse senza mai giungere a drammi o rotture insanabili ma innestando, nel culmine dell'inquietudine, una dimensione sognante e surreale in cui cullarsi e riflettere.
Insomma se ne ricava un suo mondo interiore estremamente articolato e complesso, sostenuto da una convinzione di rottura verso le formalità, le frasi fatte, la routine della mente e del cuore ma che specula e investe su una preziosa indagine circa un mondo sotterraneo fatto di verità, realtà alternativa che rompa schemi e sicurezze e metta in discussione il destino e le umane capacità di influire su di esso.
Questa è un'opera davvero interessante e piacevole che invita ognuno di noi ad arrivare in fondo, ad un proprio personale accesso alla realtà dell'esistenza o alla sua dimensione onirica, in quanto ciascuno ha convinzioni diverse e quindi la visione della vita non può essere ridotta ad uno schema unico e generalizzato. ("Viaggio")
In questo contesto riemerge l'annosa questione della dimensione del tempo, cosa sia o non sia e se veramente ci condiziona o meno. ("Frammenti")
Ornella ci spinge a interrogarci sul senso della vita, sull'amore, sulla fede, sulla gioia e sulla sofferenza umana, se abbiamo una esistenza in cui siamo artefici del nostro destino o se invece tutto quanto per noi è stato già stabilito e preordinato e poi quale è in definitiva il rapporto tra la vita e la morte. ("La sedia a dondolo", "Ultimo sguardo")
Personalmente ho trovato molto gradevole la lettura di questa silloge dove si fondono picchi di profonda inquietudine, tormenti del cuore, fantasie, azzardi filosofici inseriti nell'ordito di una bella scrittura, abile, pienamente godibile e razionale pur essendo passionale e appassionante.
(Luisa Debenedetti)



Ornella Gatti

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