Libri vecchi e nuovi: Dai decreti di Rogliano ai fatti di Melissa.


Obiettivo del saggio "Dai Decreti di Rogliano ai fatti di Melissa" di  Francesco Rizza (Edizioni del Faro) è risvegliare le coscienze popolari. Così fiero delle sue origini calabresi, Rizza riporta in evidenza ciò che la storiografia ufficiale, a suo dire, cerca di dimenticare, La denincia si svela prepotentemente sin dalle prime righe, e le molte vicende narrate, con la pecca di qualche refuso, si riconducono in realtà a "un'unica storia: quella.... in cui i padri predoni s'impossessano dei beni di tutti". Rizza svela i tradimenti subiti dalla sua terra, sfruttata nel corso degli anni e depauperata delle sue più grandi ricchezze, saccheggi narrati già da Cicerone e perpetrati nel corso degli anni persino dagli angloamericani della liberazione nazifascista. E dà voce ai contadini, che depredati delle loro terre dai latifondisti,  sono costretti a rispondere ai soprusi subiti facendo guerre ai ricchi, diventano briganti. Pochi i sostenitori. Perlopiù vicini al popolo e non alle gerarchie, come don Carlo De Cordona. Molti i fallimenti e le delusioni dai Decreti di Rogliano passando per la Cassa del Mezzogiorno e l'Opera Sila. Anche l'inclinazione politica di Rizza che "ribelle e giocondo" aspira a "un'alba nuova di liberazione" si palesa nel capitolo sulla Repubblica rossa di Caulonia, quando i contadini smettono di essere briganti, "disordine caotico di passioni e barbarie", e diventano contadini moderni, "elementi di ordine e progresso". Forte è la sete di riscatto e di giustizia che anima l'autore, portavoce di una terra dalla bellezza selvaggia, divisa fra "boschi e marine" e condannata da disagi di collegamento e comunicazione a una dolorosa arretatezza, che da sempre ha animato lo spirito di rivolta della sua gente. E dalla sua Petilia Policastro,  Rizza combatte a colpi di penna con e per i contadini, i briganti, i cafoni di Silone, i banditi di Pasolini, perché qui "lo Stato è più lontano del cielo, e più malòigno, perché sta sempre dall'altra parte.  Non importa quali siano le sue forme politiche.... i contadini non li capiscono... la sola possible difesa contro lo Stato... è la rassegnazione, la stessa cupa rassegnazione senza speranza di paradiso, che curva la loro schiena sotto i mali della natura". (I. Silone). Questo saggio sulle lotte agrarie non è animato da spirituo di erudizione, come ben premette l'autore, ma dalla consapevolezza che il passato può insegnare qualcosa al presente, perché ogni storia rimane contemporanea fino a quando non riusciamo a liberarcene". Simona Colaiuda   "Recensiade 2\\2014" in "STORIE - rivista internazionale di cultura"  /http://www.storie.it/recenseide/22014/15/    

Francesco Rizza

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