Ornella Gatti

Ornella Gatti, autrice di Roma, ama la lettura e, soprattutto, il mare. Vive, infatti, su una barca a vela ormeggiata alla sponda del Tevere, nei pressi della foce e, quando il tempo è mite, fugge via ad assaporare il mare aperto. Ha preso parte a vari concorsi letterari con poesie e racconti, pubblicando alcuni suoi scritti con diversi editori. Attraverso gli impulsi emotivi, il fascino della natura e le meraviglie del creato, la poetessa scopre la sensibilità dell’anima, il valore dello spirito e lo spessore della bellezza; descrive, quindi, le sue sensazioni in versi la cui pienezza elegiaca ci fa conoscere l’essenza di un’autrice che merita gli onori della cultura contemporanea.
I sentimenti sono valori che si rivelano preziose gemme, in quanto l’anima del poeta riesce a comunicare percezioni e riflessioni che gli offrono il quorum del bello e della bellezza stessa; la nostra autrice, pertanto, ci fa incamminare nel suo tempio, là dove il silenzio scuote l’anima e nutre lo spirito, con quella certezza che canta le melodie del vivere, un vivere, per la poetessa romana, sostenuto da un humus elegiaco le cui aperture le offrono profumi di speranza e preludi di essenza cosmica.

Ultimi libri

Rassegna stampa

recensione 28/8/2020 da Recensioni per Esordienti

Se lo sguardo è da un oblò

Posted on 28 Agosto 2020 by MARCO

«Ho visto più di quanto pensavo / di poter vedere…

Ho amato più di quanto pensavo / di poter amare…»

Questa, a nostro parere, la sintesi estrema e più pertinente circa la silloge di poesie di Ornella Gatti.

In scritti cesellati nel corso di anni, la scrittrice prova ad imprimere su carta emozioni labili, fugaci, effimere eppur pregnanti e incommensurabilmente vere; un tentativo difficile, se l’elemento principe, sostrato della raccolta, è proprio l’acqua infinita e salata del mare, elemento mutevole ed inadatto ad essere “fermato”.

Pure, dai lemmi semplici, epurati del superfluo e del non necessario, spira una brezza leggera che sa di spazio, di aria, di orizzonti inesplorati o forse solo lambiti.

Se lo sguardo è da un oblo’ in tal senso propone una visione volutamente angolare, soggettiva, un punto di partenza circoscritto che immagina più che vedere, che allude più che descrivere; al contempo, l’oblò evoca un “porto sicuro”, discreto, protetto, in qualche modo “distante” che consente di richiamare senza aver la pretesa né la volontà di cogliere l’universalità delle cose.

«Indubbia è la partenza / ambiguo il ritorno» recita altrove l’autrice, sospinta da un anelito di libertà, pur contestualmente bisognosa di un “bozzolo” che la schermi proprio da quel senso di infinito che l’attrae e ugualmente la respinge, come in un vortice in cui forza centrifuga e centripeta sono in perfetto equilibrio.

Poesie sulle onde di emozioni, ora marosi, ora bonacce; sempre, tuttavia, ricezione e restituzione di vita vera, di vita pura.

Inserita 6 anni fa